LA LAPIDATA

La Lapidata

La Lapidata è l’opera presentata da Mario Pratesi alla prima edizione del concorso PREMIO ANNA FRANK, istituito presso la Galleria Albatros di Parma.

di Pasquale Di Matteo

Sebbene La Lapidata non sia arrivata sul podio del PREMIO ANNA FRANK, l’opera presenta tutte le caratteristiche dell’Arte sopraffina di Mario Pratesi, pittore i cui lavori sono riconoscibili tra mille altri, elemento distintivo che lo eleva senza dubbio al livello di Artista con la A maiuscola, in un tempo in cui c’è un’endemica proliferazione di pittori domenicali, tutti simili e privi di poetica.

Al contrario, a Mario Pratesi non mancano affatto poetica, espressione e messaggio, nella sua trasformazione del presente, declinato sulle tele con il suo stile tormentato, viscerale, di natura primordiale e selvaggia capace di andare dritta al punto delle questione, senza necessità di inutili orpelli, di stratagemmi tecnici per catturare l’attenzione attraverso l’estetica.

La Lapidata è un momento drammatico, uno dei tanti che si vivono ogni giorno in molte parti del mondo, in cui le donne vengono rinchiuse in una gabbia sociale fatta di regole asfissianti e di leggi medievali, in cui ogni forma di libertà è vilipesa.

Lapidata Pratesi
LA LAPIDADA, opera di Mario Pratesi

Nell’opera, Pratesi raffigura gli uomini come esseri demoniaci, con corna e ghigni malefici che non ammettono equivoci, raccontandoci la crudeltà e la barbarie di un mondo che ci ostiniamo a definire del progresso, tecnologico, civile, ma che alimenta ancora molteplici criticità e storture sociali.

E Pratesi accentua la sua denuncia, dipingendo gli uomini di un colore scuro, quasi a volerli cancellare, fino a farli diventare semplici ombre, in contrasto con la donna, dalla pelle luminosa e vestita d’azzurro, una tonalità del blu con la quale l’Artista ci riconduce alla meditazione, invitandoci a cercare in noi stessi le risposte a riflessioni che non si possono più sottacere, né posticipare.

In secondo piano, un animale malefico sembra pronto a scagliarsi sui resti del corpo della donna, una volta ultimata la barbarie, raccontando la metafora di ciò che accade anche nelle nostre città, considerate più civili, dove quando una donna è vittima di abusi, deve anche subire la gogna mediatica e spiegare il perché il maschio non sia stato capace di gestire le proprie pulsioni.

Mario Pratesi riempie lo spazio con l’arancio, un colore energico, brutale e quasi fastidioso, lasciando trasparire tutto il disprezzo, la rabbia e la frustrazione per quell’immagine trasmessa dalla TV e non più cancellata dalla sua mente.

La Lapidata è un’opera di denuncia dalla potenza narrativa inequivocabile, il cui messaggio ci conduce a riflettere sul ruolo delle donne, invitando tutti a porsi delle domande su che cosa siano realmente il progresso e la civiltà.

Le lacrime insanguinate della donna sono un monito per quanti sono sempre pronti a idolatrare lacrime che sgorgano da oggetti, statue, icone inanimate, mentre Pratesi ci invita a scandalizzarci per la realtà, perché solo con l’attenzione e lo sconcerto di molti si possono cancellare le storture del presente.

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