LA FASE EROICA

LA FASE EROICA DI MARIO PRATESI

La poesia romantica negli omaggi di Pratesi ad eroi del passato, uomini ad alta velocità, trombettisti virtuosi, pittori, architetti, artisti in genere, in un viscerale vortice emotivo che riconduce alla genuinità della vita umana.

di Pasquale Di Matteo

Gli eroi di Marius, nome d’arte di Mario Pratesi, sono uomini del passato, a testimoniare come l’artista toscano non trovi giustificazioni, né scuse alle storture del presente.

Si tratta di assi delle quattro ruote, come Tazio Nuvolari, grandissimo campione di un tempo in bianco e nero, ma senza l’arricchimento che oggi circonda chi prevale nello sport, come nella vita, ovvero senza gli orpelli costituiti dal lusso, dalla mondanità, dalle belle donne con i tacchi più alti della loro anima, dai gioielli preziosi e i dispositivi elettronici più costosi, dalle auto costose.

Eroi la cui più grande virtù è stata quella della genialità, come Miles Davis, grandissimo jazzista, che ha rivoluzionato il modo di suonare del suo tempo, riscrivendo le regole del classicismo musicale imperante all’epoca.

E come dimenticare Francesco Borromini, architetto capace di sfidare la dittatura stilistica del Bernini, imponendo un nuovo concetto di spazio e di simbiosi dell’uomo con l’ambiente circostante, riscrivendo le regole dell’architettura rinascimentale, facendo da collante con l’epoca moderna?

Per Mario Pratesi, sembra emergere una fase eroica ogni volta in cui ci si ritrovi di fronte a una personalità in grado di affrontare a muso duro le regole imposte, gli schemi ottriati dai luoghi del potere, dai palazzi, dalla società.

L’eroe, dunque, è sperimentatore coraggioso, prima di ogni altra cosa.

Una capacità accompagnata dal genio, dall’intuizione e da un forte desiderio di cambiamento, che, ancora una volta, l’artista fa emergere in maniera prepotente, collocandolo come focus espressivo di primo livello, fino a farne l’essenza più vera e intima di tutta la sua produzione artistica.

Uno stile, quello di Pratesi, volutamente minimale, quasi infantile, proprio per enfatizzare l’aspetto poetico su ogni altra inflessione stilistica, privando l’osservatore di ogni orpello estetico per obbligarlo a fossilizzare l’attenzione sul ragionamento.

Mario Pratesi, con queste sue opere della collezione denominata LA FASE EROICA, diventa egli stesso eroe, proprio perché capace di scontrarsi apertamente con il senso del bello dell’arte più inflazionata, riscontrabile in qualsiasi collettiva e in ogni galleria di medio livello, nonché sperimentatore coraggioso nel suo tempo.

L’artista toscano abiura ogni tipo di arte piacevole per gli occhi e si pone come unità d’avanguardia per tracciare nuove strade e nuove rotte in modo da rivestire con gli abiti dell’importanza il messaggio, lasciando nudo ciò che è di secondo piano e puramente soggettivo, come il bello da vedere, che, se aveva un senso logico e una sua importanza nell’era classica, oggi non può più essere così.

Pratesi, infatti, come già Picasso un secolo fa, è conscio del fatto che il realismo e l’iperrealismo siano orpelli stilistici che vanno nella direzione della sfida alle macchine fotografiche e ai dispositivi elettronici e che, solo saltuariamente, tali opere sono capaci di raccontare una storia ed esprimere un messaggio prevalendo sul mero esercizio tecnico.

Mario Pratesi, nella sua pittura oleosa, viscerale e intensamente vera, trasmette il suo pensiero, le sue riflessioni e i momenti di tormento interiore scaturiti dal vivere quotidiano e dalla società contemporanea, riuscendo a scrivere pagine di storie ricche di simboli e di messaggi attraverso il suo uso infantile del colore, una grammatica che sembra semplice solo a un primo sguardo furtivo, ma che emerge in tutta la sua complessità architettonica e di studio dopo un’analisi più attenta e profonda.

Capire Mario Pratesi significa comprendere il se stesso bambino rinchiuso nel mondo del proprio inconscio, dove le emozioni e le sensazioni sono più genuine e sincere.

Nell’arte di Marius, il forte messaggio di cambiamento, e il richiamo a un’attenzione maggiore per il passato e per gli stili del  vivere  di  epoche dimenticate,  lasciate ormai alle nostre spalle, emergono in tutta la loro prepotente richiesta di approvazione.

Osservare le opere di Marius con la conoscenza della grammatica del colore significa immergersi nell’arte di un poeta del nostro tempo, cogliendone i suoi messaggi aulici e di una profondità non comune al giorno d’oggi.

Mario Pratesi, d’altronde, è un artista destinato a raccontare il nostro presente alle generazioni future come solo pochi altri sono capaci nell’Arte Contemporanea.

Pertanto, Mario Pratesi, in arte Mario, è indiscutibilmente un pittore che può arrogarsi il diritto di definirsi Artista.

 

 

 

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